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Sto ascoltando John Lennon mentre ripenso ad un articolo che ha saputo illuminare un mio spazio interiore che ad intermittenza, senza ancora trovare risoluzione, sembra risolto e poi irrisolto.

Quante volte ci si trova a vivere situazioni, in cui non ci si riconosce, che non ci rappresentano, che sono limitanti o insoddisfacenti, che non sono le tue insomma, eppure tu sei lì e spesso ci soffri. Ebbene dopo aver letto una riflessione di Umberto Galimberti sul coraggio di assumere come propria scelta, la più dura realtà….mi è sembrato di capire meglio ciò che mi stava sfuggendo, nonostante il mio impegno quotidiano verso la migliore consapevolezza.

consapevolezza

Galimberti, rispondendo ad un lettore che gli descriveva il suo essere artista “anche se di fatto non pratico la mia arte – scrive il lettore – ma solo guardando le cose da prospettive molteplici ed eventualmente cambiandone il significato”. Il lettore in effetti dopo studi artistici e fiero di essere pittore, a 24 anni sta aiutando i genitori in una piccola a conduzione familiare”…….

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Frustrante, potrebbe essere la considerazione di tale situazione, che, magari, sotto qualche aspetto, richiama quella di tanti, invece il famoso filoso italiano ne da’ una lettura fantastica.  “Invece di consegnarsi all’inesorabilità di un tempo vuoto perché senza speranze – scrive Galimberti rispondendo al lettore –  lei assume le scelte che le condizioni date, le mettono a disposizione per “influenzare il tempo” “.

Ma il passaggio più incisivo è questo: “La libertà, come lei dice (riferendosi al lettore) di poter essere artista anche se di fatto non pratica la sua arte, perchè ha imparato l’arte della vita, dove a sorprenderci non sono mai le cose, ma il nostro modo di guardarle. Per cui anche  una rinuncia, una prigione come può essere la sua (una volta accettata consapevolmente l’occupazione lavorativa che non era prorpiamente il suo demone) DIVENTA UN’ESPRESSIONE DI LIBERTA’ “

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Fantastico! Grazie Galimberti che mi hai dato la possibilità di guardare con occhio diverso qualcosa in cui ho sempre faticato a riconoscermi, in cui il mio pensiero non riesce ad essere libero come vorrei e la mia creatività si trova un po’…imbottigliata. Perché come Galimberti afferma, si può essere artisti senza praticare la propria arte, o non la si pratica nella maniera in cui si desidererebbe praticarla

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